Psicoterapia Le Relazioni Interpersonali e gli Stili di Attaccamento

per scoprire come funzioniamo e le origini di un malessere

COSA SONO GLI STILI DI ATTACCAMENTO

Lo stile di attaccamento è l’insieme di comportamenti (Modelli Operativi Interni) che noi adottiamo per mantenere una relazione, non necessariamente sentimentale. È una modalità che si definisce inizialmente attraverso il rapporto con i nostri genitori e con le figure significative che incontriamo nel nostro percorso di vita.

Gli stili possono essere di due tipi, il sicuro e l’insicuro. Posto che l’attaccamento sicuro non esiste in natura, quello insicuro comprende il tipo evitante, il tipo preoccupato e quello disorganizzato.

Gli evitanti sono sostanzialmente quei soggetti che sorvolano sulle informazioni negative e tendono all’adattamento e all’accondiscendenza; non entrano mai veramente in intimità e possono gradualmente imparare a fare affidamento solo su di sé.

Gli ambivalenti, invece, tendono al controllo, esagerano la percezione e la manifestazione delle emozioni negative, diventando anche minacciosi, se non addirittura punitivi o, al limite, salvifici: sono quelli che hanno sempre pronti dei piani di recupero.

Non parliamo in questa sede dell’ attaccamento irrisolto/disorganizzato perché si tratta di una combinazione confusa di tutte le strategie, che porta allo sviluppo di patologie gravi, come i disturbi di personalità e le psicosi, le quali possono essere considerate come un accumulo di continue distorsioni nella percezione degli accadimenti, che provocano altre distorsioni.

Ovviamente dobbiamo intendere queste strategie come processi in continua evoluzione, legati alla maturazione e alle esperienze che possono succedersi nel corso della vita, ma il presupposto è sempre che l’essere umano possiede una tendenza innata ad organizzare strategie auto protettive che possono essere di tipo evitante o ambivalente. Gli individui che utilizzano strategie di tipo evitante allontanano la consapevolezza delle emozioni negative, fanno ciò che ci si aspetta da loro ed evitano di comportarsi come non dovrebbero: tenderanno pertanto ad affidarsi soprattutto alle loro capacità cognitive. Chi invece utilizza strategie di tipo ambivalente, svalutando la propria capacità di previsione, ascolta prevalentemente le informazioni che provengono dal corpo con un conseguente aumento dello stato di attivazione, che può essere espresso sia attraverso segnali verbali o non verbali, come ad esempio un comportamento nervoso, sia mascherato nel suo contrario.

Nell’uno e nell’altro caso le informazioni vengono distorte.

Wallin, un noto teorico dell’attaccamento, ha sottolineato che i pazienti distanzianti spesso galleggiano in aria al di sopra delle loro vite, senza mai veramente atterrare nei propri corpi, vivono come se fossero privi delle informazioni che arrivano dal cervello destro e deviano la loro attenzione da sentimenti e sensazioni. Mentre i preoccupati hanno imparato che possono avere attenzione solo se la loro angoscia è troppo vistosa per poter essere ignorata: questo li porta a un continuo monitoraggio degli stati interni ed esterni che possono amplificare le angosce: sanno sentire, ma non gestire.

In qualsiasi caso, ogni stile di attaccamento è condizionato dalla modalità attraverso la quale vengono recepiti gli input che provengono dall’esterno: intervenire direttamente su queste modalità, portandole ad un funzionamento più fisiologico, unitamente ad un lavoro sulle emozioni correlate, favorisce una migliore qualità della vita e delle relazioni in genere.

In un percorso psicoterapeutico, l’individuazione dello stile di attaccamento è importante perché permette di risalire ai Modelli Operativi Interni utilizzati da una persona e su questi poi lavorare affinché non continui a ripetere comportamenti che possono essere dannosi o comunque procurare malessere.

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