Posturologia
FISIOTERAPIA E COMPITI A CASA

la Cura anche senza il Dottore

“Se ti mancano i medici, ti giovino queste tre medicine: mente lieta, quiete e dieta giusta.”

Scuola medica Salernitana, 1100 d.C.

Consapevolezza

L’idea, o meglio la percezione, che ci facciamo di noi stessi e del mondo è una condizione che coinvolge in un tutt’uno la mente ed il corpo; inizia nella vita intrauterina e si sviluppa sempre più con la maturazione dei vari apparati, attraverso il riconoscimento degli odori, sapori, rumori, colori che percepiamo, a cui siamo sottoposti o che ci vengono negati.  Si può dire che la nostra cosmogonia, definita da alcuni in modo efficace “mondo di credenze”, nasca da ciò di cui abbiamo fatto esperienza, nel bene e nel male. E’ un gioco indissolubile di sensazioni piacevoli, spiacevoli, di soddisfazione, di mancanza, di presenza, di attesa, in parte dettate dalla fisiologia del corpo, in parte dalla nostra capacità fisica di percepire, basata su quel che l’ereditarietà ci ha messo a disposizione e, in parte ancora, dovute a ciò a cui veniamo oggettivamente sottoposti dalle figure genitoriali e dal mondo intorno a noi. Quest’ultima parte è quella che gli psicologi definiscono “stile di attaccamento”, ovvero l’interazione emozionale e fisica tra le figure genitoriali e il bimbo: nella nostra ottica, è anche quello che il corpo recepisce, preferisce, trova piacevole o invasivo, in qualche modo assonante o dissonante; è il meccanismo con il quale si produce l’ESPERIENZA di sé e del mondo. Da tale esperienza si costituisce quel modus timido, aggressivo, ambivalente, di infinite sfumature, con cui agiamo, o, meglio, re-agiamo alle situazioni: noi viviamo gran parte della nostra vita reagendo a ciò che accade e queste reazioni sono determinate da tutto quello che abbiamo imparato dalle nostre precedenti esperienze.

Come suggerisce Daniel Siegel, uno psichiatra che da anni integra i suoi interventi psicologici con la pratica Mindfulness (lo stato mentale attraverso cui intenzionalmente poniamo attenzione al momento presente, accogliendo ciò che ci accade senza giudizio), abbiamo sempre  un“pilota automatico” che guida al posto nostro sulle strade della nostra esistenza; per questo è importante diventare consapevoli di ciò che succede nel momento stesso in cui lo stiamo vivendo, gradevole o sgradevole che sia: essere consapevoli significa sviluppare la capacità di stare nel “qui e ora”, per conoscere in modo chiaro e pacifico ciò che avviene dentro e fuori di noi.

Per farlo, i  presupposti sono il rilassamento e la gestione dell’attenzione.

Jon Kabat-Zinn alla fine degli anni ’70 ha ideato un metodo (denominato MBSR – Mindfulness Based Stress Reduction) che, attraverso esercizi mirati alla gestione dello stress, consente di raggiungere questa condizione di attenzione rilassata; che si decida di seguire il metodo MBSR o meno, lo stato dell’essere consapevoli è uno degli obiettivi che il nostro studio si pone, per raggiungere il quale possiamo utilizzare tecniche diverse; lo scopo è però unico: accedere ad una dimensione di  maggiore libertà e creatività, in cui poter scegliere, momento per momento, la direzione della nostra vita.

Giusto movimento: primo non nuocere.

Le attività sportive: è forse uno degli argomenti più pericolosi da affrontare con i Pazienti ed ancor più con i genitori dei nostri piccoli Pazienti (spesso bimbi di otto anni hanno un agenda di impegni più fitta di quella di un Amministratore Delegato); l’attrito è rappresentato dalla qualità e quantità dell’attività fisica, oltre che dall’alimentazione (vedi dopo)

Mi trovo a consigliare moderazione per: Jogging, Yoga, calcetto, nuoto (spesso senza ginnastica di preriscaldamento), sci (spesso senza ginnastica di preriscaldamento), danza (spesso acrobatica), bicicletta, (spesso con in più lo Spinning), palestra (spesso con potenziamento con pesi ed attività aerobiche eccessive), Pilates, trekking, vela su derive …  e quant’altro la fantasia dell’uomo moderno possa partorire “per scaricare la tensione e stare in forma”, per socializzare o in un mal interpretato concetto salutista che “muoversi fa bene”.

 Si, muoversi fa benissimo, ma  non prepararsi alla finale olimpionica  per cinquanta settimane l’anno!

Per non perdersi in una marea di aneddoti vi riferisco quanto dico ai miei atleti sempre sull’orlo di una finale riguardo a:

Jogging: nessun animale che corre, sopratutto se di mezza età, lo fa su due gambe scaricando verticalmente il peso del corpo su un arto solo per volta (la corsa è un’attività da quadrupedi, quindi con un appoggio bilaterale) e quando lo fa è per attaccare o fuggire, attività che difficilmente, in natura, supera la mezz’ora.

Yoga: tutti gli esercizi sono finalizzati alla Consapevolezza e basati su una giusta respirazione, molti miei Pazienti vivono le Asana particolarmente complessi come una nuova sfida e un risultato da raggiungere, quindi mantenendo inalterato lo spirito prestazionale così lontano dalla filosofia d’origine e utilizzando catene muscolari non adatte al raggiungimento dell’obbiettivo. Osservo anche, a volte, un mal riposto senso naturista legato all’alimentazione per cui personaggi con una tendenza anoressica trovano una giustificazione ideologica in questa tecnica che indubbiamente ha un connotato filosofico di vita.

Giusto movimento: cosa fa bene.

Non strafare. Se proprio non si può evitare di correre, bisogna evitare i carichi massimali, se proprio l’attività aerobica deve passare attraverso questa attività si utilizzino parametri cardiocircolatori e non di consumo calorico per dimagrire o per indurre quel senso di appagamento che si raggiunge scatenando le endorfine.

Ma parliamo di muoversi per guarire  e star bene:  i compiti a casa.

La visita integrata  e le cure che ne conseguono cercano di togliere o correggere i  movimenti disfunzionali che hanno generato i sintomi, i compiti a casa personalizzati caso per caso hanno la finalità di consolidare il risultato e  far tornare un armonico svolgimento delle funzioni.

Se riusciamo ad individuare cosa lavora male (di solito è per supplire a qualche altra parte che non lavora affatto) si programmerà una cura ed un lavoro a casa per tornare ad un carico corretto. La valutazione fisioterapica è essenziale e l’esperienza dei  Personal Trainer sa escogitare attività che possano essere svolte anche in ambiente domestico e magari che non siano di una noia mortale.

Realizziamo un book di esercizi, attività e atteggiamenti che non solo consolidano la guarigione, spesso ne sono artefici.

Abbiamo bambini che fanno due sport, studiano due lingue e passano un sacco di tempo su touch screen, non mangiano cibi duri, croccanti e naturali, ma solo merendine industriali e carboidrati raffinati, per non parlare di latte (industriale) e derivati (super industriali).  In compenso sono costretti ad un apparecchio ortodontico a solette sotto i piedi a lezioni di logopedia, quando invece basterebbe sgranocchiare carote, non superare un’ora di videogiochi e stare in un cortile o in un Oratorio ad inventarsi un gioco con regole estemporanee.

Quindi a volte invece di un book di esercizi specifici cerchiamo di supplire a queste carenze fondamentali con compiti per figli e genitori che hanno la loro vera funzione di riavvicinare in modo strategico corpo e figure genitoriali ed anche di modificare, dove possibile la qualità di relazione tra le varie componenti della famiglia. Arriviamo a proporre e gestire anche test e sedute psicoterapeutiche a tale scopo.

Ma qui si sconfina in una filosofia di vita e su questo ce è già abbastanza negli altri due argomenti delle “cure personalizzate ma senza dottore”.

Alimentazione (Dott. Hamze Al Khansa)

Mangiare può e deve essere piacevole.

Un’alimentazione sana ed equilibrata aumenta il benessere psichico, dona vigore fisico, aumenta le difese, stimola la rigenerazione, ed ha un effetto compensante nelle situazioni di stress. Tutto questo può essere spiegato dalla strettissima e indissolubile connessione mente-corpo.

Di fatto, l’organismo umano è una rete che mette in comunicazione bidirezionale i grandi sistemi di regolazione del corpo: il nervoso, l’endocrino e l’immunitario e tra questi e la psiche intesa come identità emozionale e cognitiva che contraddistingue ognuno di noi.

La cooperazione fra i vari componenti della rete ha come scopo il raggiungimento e il mantenimento nel tempo dell’omeostasi, ossia di una relativa stabilità interna delle proprietà chimico-fisiche dell’organismo, anche al variare delle condizioni e degli stimoli esterni, attraverso dei precisi meccanismi autoregolatori.  E’ proprio quando falliscono questi ultimi che insorgono in prima istanza i vari disturbi disfunzionali i quali, se non trattati,  sfociano in patologie conclamate come le intende la medicina convenzionale.

L’ambiente fisico e sociale, le condizioni psicologiche, la capacità di gestione dello stress, la qualità del sonno, la qualità del respiro,  la postura, l’attività fisica e l’alimentazione sono tutti fattori che possiedono una capacità di influenzare e modulare, in positivo o in negativo, il network nel suo insieme.

Il cibo in particolare rappresenta il più potente modulatore del network umano. Ogni volta che mangiamo scegliamo,  in base a quello cheintroduciamo attivamente nel nostro corpo, se influenzare positivamente o negativamentetutto l’organismo. Un esempio pratico?

Un uovo di una gallina ruspante “del vecchio buon contadino” che le lasciava ruspare nell’aia e non dava loro farmaci , ha un rapporto omega 6/omega 3 pari a 3:1 (ottimale per la salute dell’uomo) mentre le uova provenienti da galline allevate in cattività hanno un rapporto che può arrivare oltre il20:1 deleterio per chi se ne nutra.

Partiamo da queste considerazioni, che sono alla base del nostro approccio di riabilitazione nutrizionale ispirato ai principi della Nutrizione Biologica,per:

  • rieducare abitudini e gusto ai cibi genuini, freschi, integri e vitali
  • eliminare i cibi contenti tossici alimentari che fungono da disturbatori endocrini, immunostressogeni e scatenatori di focolai di infiammazione
  • introdurre alimenti ad elevata densità nutrizionale mirati a far ripartire un metabolismo bloccato o che sta lavorando al limite con il rischio di scompensarsi
  • impostare regimi alimentari bioenergetici che possiedono un alto potere antiossidante e che rispettano i bioritmi naturali e l’equilibrio acido-base
  • individuare e trattare con terapie naturali determinatecondizioni subcliniche che, oltre a impedire il raggiungimento del peso ideale, determinano sintomi disfunzionali: intolleranze alimentari, presenza di sensibilità ai carboidrati o di insulinoresistenza, una insufficiente disintossicazione epatica, uno squilibro ormonale subclinico, uno stato di autointossicazione da stitichezza cronica
  •  incentivare l’attività fisica e un approccio proattivo alla vita

L’altro aspetto fondamentale da valutare è come e quanto contribuisce lo stress al disagio alimentare presente. Un livello costantemente elevato di stress causa la secrezione di alti livelli di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali i quali, se permangono a lungo,  provocano in molti casi un aumento di peso e ritenzione idrica, oltre a alterazioni metaboliche che con il tempo saranno la causa del mantenimento del peso acquisito.

Anche mangiare sotto l’influsso di emozioni negative spinti dalla “fame nervosa” porta quasi sempre a un’alimentazione inappropriata e disordinata. Frequente in questo caso il disturbo da alimentazione incontrollata, detto anche BED (acronimo dell’inglese BingeEatingDisorder) responsabile di molti casi di obesità. Un ruolo importante nella genesi di questo disturbo, stando ai risultati della ricerca clinica evolutiva, è uno stile di attaccamento disfunzionale che determina questo modo di rapportarsi con il cibo. In effetti, tra i vari scambi madre-bambino, l’alimentazione rappresenta un momento fondamentale.

Per un bambino in età prescolare, i  genitori possono essere un ottimo modello ed un supporto attivo per favorire in lui l’acquisizione ed il mantenimento di comportamenti utili a promuovere la salute. In effetti, la qualità dei cibi disponibili a casa e il livello dell’attività fisica dei genitori sono fattori da cui dipende molto il peso dei bambini in questa fascia d’età. Bisogna sempre ricordarsi che i bambini interiorizzano i fatti non le parole.

Con l’aumentare dell’età, l’influenza dei genitori sui comportamenti dei figli diminuisce lasciando il posto all’influsso della scuola, dei coetanei e della televisione. Tuttavia, i genitori possono incidere ancora molto mettendo a disposizione cibi sani in casa e favorendo uno stile di vita familiare fisicamente attivo.

Se il bambino è già in sovrappeso bisogna adottare un intervento centrato sulla salute e non sul peso mediante la correzione graduale e stabile delle sue abitudini alimentari e di vita. Successivamente, con la crescita, l’indice di massa corporea si assesta. L’obbiettivo è il raggiungimento e il mantenimento, entro i limiti percentili di età, di un corretto rapporto fra peso e statura avendo cura di conservare la massa magra. Indispensabili per il raggiungimento degli obiettivi terapeutici sono il coinvolgimento e la collaborazione di tutta la famiglia e il monitoraggio clinico nel tempo.

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