sezione Posturologia: Dott. Luca Sangiovanni

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Cos’è la Posturologia

Chi si occupa di Posturologia si interessa degli stessi distretti del corpo di altre branche specialistiche (denti, orecchio, occhio, piedi, muscoli, emozioni ecc.), ma, quando la  soluzione non è in una cura specifica (curare carie, sordità, miopia, valgismo, contratture, depressione, ecc.), prende in considerazione altre ipotesi, generalmente quelle di un malfunzionamento. Spesso la causa origina da distretti insospettabilmente lontani.

In una visita posturologica la relazione tra deglutizione e appoggio dei piedi, tra il sistema visivo e  capacità di memorizzare, tra l’assunzione del latte e la respirazione, tra una cicatrice e il mal di schiena (si potrebbe continuare quasi all’infinito) sono ipotesi che vengono comunemente considerate.

Queste insolite relazioni hanno come minimo comune denominatore e risultato finale una variazione del tono muscolare.  La Posturologia analizza le cause che determinano le variazioni del tono muscolare.

Il tono muscolare non è solo una caratteristica che riguarda la capacità di compiere un’azione più o meno volontaria (è presente anche nei visceri) ma serve per organizzare la risposta immediata a tutte le esigenze del corpo e della mente, con la finalità di ottenere il miglior risultato possibile e allo scopo ultimo di conservarci in vita. Varia in continuazione, in modo globale o settoriale, in base alle esigenze e alle necessità di quell’istante esatto. E’ influenzato da tutto: per quel che stiamo guardando, per il terreno sotto i nostri piedi, per quel che digeriamo, per un ricordo. Osservarlo ed indagarlo porta vicino ai meccanismi più profondi della nostra relazione col mondo esterno.

A chi può essere utile

La Posturologia non si interessa direttamente di patologie riconoscibili come tumori, malattie metaboliche, genetiche e conseguenze dirette di traumi fisici o emozionali, che hanno approcci specialistici definiti; si occupa di “qualcosa” che non funziona nel corpo, nel metabolismo, nelle emozioni,  ma che non è una “vera” e propria malattia con nome e cognome. I sintomi possono  essere tanti e insoliti, ma percentualmente sono più frequenti: dolori muscolari, mal di schiena, mal di testa, vertigini, bruxismo, dolori addominali e ginecologici, problemi di orientamento, perdita di efficienza, difficoltà di concentrazione, sintomi psicologici (per un elenco più completo vedi sezione autotest). In ogni caso c’è una costante: il paziente  non si capacita di come sia difficile definire e curare il suo disturbo e solitamente si riconosce nella definizione “sono una persona sana che non sta bene”.

La visita verte a dirimere, dove possibile e  indipendentemente dal sintomo che viene riferito, quale  sia la disfunzione che condiziona l’intero organismo a rispondere in modo faticoso, doloroso o inadeguato.

Si cercherà di individuare un recettore che trasmette male o in contraddizione con un altro; oppure come mai siano mal integrati i messaggi che giungono ai centri di elaborazione della risposta; oppure ancora come un’esperienza del passato, traumatica o apparentemente irrilevante, sia sufficiente a modificare l’idea di se stessi o del mondo che ci circonda e quindi obbliga in modo automatico ad organizzare una risposta  che alla fine risulta essere  energeticamente troppo costosa.

COME SI SVOLGE LA VISITA

Contrariamente a quanto si possa pensare la visita si compie per semplici gesti, ognuno dei quali però sottende una risposta precisa del corpo. L’insieme dei risultati orienta il medico verso la diagnosi.

L’ottica integrata

Se l’approccio posturologico è una valutazione del tono muscolare, quando con il colloquio ed i test appropriati si nota che la variabile è emozionale nasce l’esigenza di approfondire se il disturbo che si manifesta possa derivare da un trauma oppure da una modalità di funzionamento che perde le sue tracce nello stile di attaccamento. A questo punto la segnalazione dal corpo malo sviluppo di una strategia terapeutica non può che essere gestita insieme allo psicoterapeuta.

Il nostro concetto di Integrazione

Mettiamo a punto un intervento integrato: non rinunciamo alle basi “ortogonali”, scientifiche, della nostra cultura personale e professionale.

Quando ne riconosciamo l’esigenza, le integriamo con approcci non convenzionali benché ampiamente riconosciuti, legando le funzioni del corpo e l’emozione in un tutto indissolubile.