Uno spunto su l’era digitale

Si può dire che “l’uomo funziona in modo analogico e non digitale” (Jon Kabat Zinn) e che dal punto di vista biologico l’ultima mutazione genetica risale a decine di migliaia di anni fa (Filippo Ongaro), inoltre una maturazione funzionale che permetta di relazionarsi in modo efficiente col mondo esterno avviene verso i sei anni circa, con la stabilizzazione di un organo percettivo quale è la bocca e di un altro apparato di un certo valore nella coordinazione motoria che è il piede, entrambi non utilizzati con i dispositivi tecnologici.
Quindi la maturazione è lenta, progressiva e basata sull’esperienza, sia fisica col raffinare strategie corporee sempre più valide, sia psicologica nella relazione con le figure genitoriali e con la scoperta degli altri e del mondo. A cosa può mai assomigliare come esperienza diventare prematuramente degli abili terminali di risposta ad una realtà senza movimento del corpo, profondità prospettica, senza odore e con suono digitale? Quali vie neuronali si svilupperanno in modo preferenziale se quel che si utilizzerà sono principalmente i contatti occhio-polpastrello? Ho l’impressione che in una vita vera possa essere utile tutto il cervello.
Il rischio di fare adulti che rispondano in tempo reale alle sollecitazioni di una macchina è enorme e forse il danno vero è già avvenuto se i genitori sono contenti di avere un figlio che contemporaneamente sente musica (quale?) legge (cosa?) e twuitta (a chi?) cioè non utilizza una modalità di ascolto interiore ma risponde efficientemente solo a stimoli esterni preconfezionati da qualcuno che vuol venderci qualcosa.
Aggiungo una terza considerazione riportando quanto letto e a cui mi sento di rispondere: “tenere i bambini occupati”.
Non essere sempre occupato è un meccanismo fondamentale per un bambino per scoprire quel silenzio interiore da riempire con qualcosa di autentico per se stesso, quell’attimo in cui si annoia permette, se i presupposti dei care giver sono sani, di esplorare le proprie risorse e di sviluppare una creatività ego riferita.
Riporto una bella immagine ricevuta da una amica di FB e che mi sembra pertinente; è chiaro che il senso deve essere colto in ambito genitoriale, prima che la schiera dei “vuoti a perdere mentali” (Edoardo Bennato) diventi preponderante.

Aggiungiamo che “crescendo in rete” quello che può accadere è che ad un Io forte che si muove lungo percorsi stabili si sostituisca un’identità formata da diversi Sé, liberi da vincoli di coerenza e staticità (Turkle). Questo può condurre all’inizio di una vita parallela: si sviluppa un Second Self. Il Second Self non è un semplice Sé secondario, ma un’estensione del Sé, che, se non riceve commenti al suo post, può arrivare a sentirsi isolato, non considerato, svalorizzato, andando gradualmente a intaccare anche il Sé offline.
Non solo: stante la presenza dei Nativi Digitali, l’età del Net Abusing sta diminuendo. Si veda ad esempio il fenomeno crescente degli Hikikomori, i “ragazzi reclusi”. Si tratta di una sindrome diffusa soprattutto in Giappone e negli USA, per ora, che colpisce un milione di giovani dai 12 ai 20 anni. Si tratta di ragazzi che ad un certo punto si ritirano nella loro stanza, la chiudono a chiave e stanno incollati al computer, facendo attenzione a non incontrare lo sguardo di nessuno e ritirando i pasti e i cambi di vestiario furtivamente. Solo che un figlio hikikomori è un disonore tale che la famiglia mantiene il segreto per anni prima di interpellare un medico. La reclusione protratta provoca però patologie come psicosi, fobie, regressioni e violenza domestica.

Dott. Luca Sangiovanni

Dott. Luca Sangiovanni

Il dott. Luca Sangiovanni è un Medico Chirurgo e Odontoiatra. Si occupa di Medicina Manuale e Posturale, Gnatologia, Osteopatia presso lo Studio Medico Posturalmente, a Milano, in Viale Lucania 3. Insieme alla dott.ssa Mariangela Villa ha messo a punto un intervento integrato fra Posturologia e Psicoterapia, con un attento sguardo all'insieme del paziente.
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