Psicoterapia


Il counseling psicoanalitico

Al termine counseling, o consultazione come preferisco chiamarlo, sono state date varie definizioni, il cui tratto comune sembra essere quello della relazione psicologica di aiuto rivolta a soggetti che, in un momento specifico del loro ciclo di vita, si confrontano con situazioni conflittuali; il suo obiettivo è quello di offrire loro un’occasione per comprendere meglio la situazione in cui si trovano e reperire le risorse necessarie alla risoluzione del problema: si tratta, insomma, di consentire sia il recupero delle risorse personali, sia il benessere psichiconecessario al confronto con i compiti evolutivi ed i momenti di passaggio che adulti, bambini, genitori, coppie, si trovano a dover affrontare: difficoltà a livello della capacità di apprendimento, problematiche relative alla crescita e alla autonomizzazione, scelte difficili da effettuare, e così via, con tutti i vissuti di confusione e spaesamento che tutto ciò comporta. L’obiettivo del servizio di consultazione dovrebbe essere quello di fornire accoglimento e contenimento al disagio emozionale, oltre ad offrire l’occasione di una maggiore consapevolezza relativa al ruolo giocato dalle esperienze relazionali per mantenere una certa immagine di sé e del mondo.

Il modello seguito è costituito normalmente da tre/sei colloqui a tempo determinato, a cadenza settimanale: la brevità dell’intervento, se da un lato costringe immediatamente a fare i conti con il problema della separazione, dall’altro può essere rassicurante per chi teme di essere intrappolato nelle maglie di una relazione terapeutica senza fine.

Nel lavoro di consultazione viene fortemente utilizzata l’abilità a focalizzare l’intervento solo su alcune aree determinate, sostenendo sempre le parti sane e collaborative del soggetto, il che consente anche, tra l’altro, di evitare l’emergere di parti eccessivamente regredite che sarebbe poi difficile gestire, data, appunto, la brevità degli incontri.

È quindi evidente quanto il counseling si differenzi da un tradizionale intervento psicoterapeutico, proprio perché sono differenti tanto l’utenza quanto il tipo di relazione che è possibile stabilire con essa, oltre al fatto che esula dai suoi obiettivi una vera e propria modificazione della personalità del soggetto. Il soggetto della consultazione è sostanzialmente sano, e sta confrontandosi nel presente con un momento di crisi ed impasse esistenziale e deve per questo essere aiutato a riattivare quei meccanismi adattivi che risultano momentaneamente compromessi.

È anche per questo motivo che è prioritario per il clinico valutare il grado di strutturazione della personalità di chi richiede l’intervento, le sue abilità introspettive, la forza e la pervasività dei conflitti in gioco, la consistenza delle aree sane o comunque libere da conflitti, così da poter prevedere un eventuale irrigidimento strutturale di quadri psicopatologici, piuttosto che la possibilità del superamento della difficoltà manifestata in quel momento.