Non ricordare

In seduta può capitare di ascoltare un paziente lamentarsi di non ricordare mai le cose; non solo banalmente quello che ha mangiato il giorno prima, bensì appuntamenti presi la sera prima per il giorno successivo, piuttosto che accordi lavorativi o sentimentali  importanti. Accade di sentirli dire: “rimuovo tutto”. Di fatto, di rimozione non può trattarsi. La rimozione è un meccanismo di difesa che nasce dal conflitto tra un impulso desiderato da un lato e la coscienza morale dall’altro, che lo considera inaccettabile. Qui si tratta invece di persone che sono in grado di vivere solo nel presente, ma non nel senso della piena consapevolezza mentale, che consente di godere del “qui ed ora” senza contaminarlo con sofferenze passate o preoccupazioni future;  qui si tratta di essere obbligati a tenere sotto controllo la situazione attuale per scongiurare eventuali minacce e, una volta passato il momento, la questione viene archiviata. Si vive in uno stato continuo di emergenza.

Una mia giovanissima paziente, con una bulimia grave da fronteggiare ed una storia familiare infernale, mi parlò un giorno della sua paura di “perdere gli attimi”, dato che la sua memoria “non teneva le cose”, e della sua sensazione di “esistere solo in quel momento”, non in un passato che l’avesse creata e nemmeno in un futuro che l’avrebbe accolta; mi disse un giorno: “E’ come se fossi tanti flash che comunque non si uniscono. Sono senza contatti con quello che mi sta intorno, anche quando mangio e vomito. Io sono solo dei flash, il pieno e il vuoto senza legami tra loro. Così sono i legami con le parti della mia vita. Anche per questo non mi sento: elimino ogni esperienza, non mi rimane mai la sensazione delle cose. Non mi vivo: mi uso come un block notes.” Alessandra, per proteggersi, non poteva costruire legami tra passato, presente e futuro.

Cosa succede quando dobbiamo reagire ad un’emergenza ?  Non c’è il tempo di analizzare e valutare, bisogna stare nel presente per salvarsi in quel momento. Un animale nella giungla percepisce vento e rumori insoliti al crepuscolo, e fugge. Non ci sono pericoli evidenti, ma in passato questi stessi eventi si sono associati alla comparsa di un giaguaro: nella sua  memoria esiste una connessione tra crepuscolo, vento e giaguaro, anche se non è detto che vento e crepuscolo portino un giaguaro. E’ la reattività  immediata, una questione di sopravvivenza. Ed è un tipo di memoria definito presente ricordato dal neuroscienziato premio Nobel Gerald Edelman.

La memoria però si è evoluta, nell’uomo. Vediamo come funziona nella normalità, ricorrendo ancora ad Edelman. Nel nostro cervello non c’è nessun posto che immagazzina un evento accaduto; il cervello quindi non recupera un evento bensì lo ricostruisce volta per volta integrando le esperienze che man mano compie  (non preoccupatevi, tra poco arriva l’esempio); il ricordo, quindi, non è la riproduzione fedele di eventi passati, ma la ricategorizzazione costruttiva di un’esperienza che integra passato e futuro. Sono insomma i cambiamenti dinamici del cervello quello che noi consideriamo un ricordo.

Ricorrendo ad un’analogia per fare un esempio: immaginiamo un ghiacciaio che si sciolga e ricongeli col variare delle stagioni. Quando la temperatura s’innalza si formano alcuni rivoli che confluiscono in un torrente ed il torrente in un laghetto. Il laghetto è come s e fosse  il nostro ricordo. La temperatura si abbassa, alcuni rivoli si congelano; poi si innalza ancora e nuovi rivoli si formano, rivoli che potranno o meno confluire con i primi. Ci sarà lo stesso laghetto, diversamente alimentato e magari se ne formerà un secondo che potrà associarsi al primo. Questa memoria consente alla reminiscenza di variare la percezione e alla percezione di variare la reminiscenza. È creativa, non replicativa. Noi pensiamo di ricordare gli eventi per come sono realmente accaduti, ma non è così: i nostri ricordi sono condizionati dalle esperienze passate e future. Perciò, attenti a dire: “me lo ricordo bene!”

Questo è il meccanismo che viene alterato nei fenomeni di rimozione, quello descritto prima è invece uno stato di emergenzialità continua. Per le persone traumatizzate la memoria ha perso la capacità di ricategorizzazione e sono costrette a rimanere lì, ferme in quel presente ricordato, in uno stato di perenne emergenzialità, attente solo a che ora, in questo preciso momento, non arrivi il “giaguaro”.  Per loro, un lavoro integrato, che agisca su mente e corpo è consigliabile.

A questo aggiungiamo che esistono anche alterazioni della memorizzazione di origine percettiva, tema questo legato ad una diagnosi posturologica che sarà argomento di un articolo nella sezione posturologia.

dott.ssa Mariangela Villa
La dott.ssa Mariangela Villa è una Psicologa, Psicoterapeuta e Terapeuta. Si occupa di Psicoterapia Psicoanalitica, Psicodramma ed EMDR presso lo Studio Medico Posturalmente, a Milano, in Viale Lucania 3. Insieme al dott. Luca Sangiovanni ha messo a punto un intervento integrato fra Posturologia e Psicoterapia, con un attento sguardo di insieme del paziente.
dott.ssa Mariangela Villa
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