La psicoanalisi e l’evoluzione storica dei suoi principali modelli – Parte 1

Tempo fa ho pubblicato un articolo dal titolo “Dottoressa, Lei è freudiana?”, spiegando che questa domanda mi è stata posta spesso in più di vent’anni di attività e che sempre mi mette un po’ agli angoli perché, sì, la mia formazione parte da Freud, ma la psicoanalisi, da 130 anni a questa parte, è molto cambiata, è cambiata coi tempi e con le nuove sofferenze che i mutamenti sociali hanno comportato.

Questo vuole essere il primo di una serie di tre articoli in cui cercherò di mostrare l’evoluzione del pensiero e della tecnica psicoanalitica, con tutti i limiti che una ricostruzione sintetica può comportare.

Costruire una genealogia della psicoanalisi da Freud ai nostri giorni è, infatti, un’impresa quasi impossibile, soprattutto considerando che dagli anni ’40 in poi, spesso in maniera indipendente, molti Autori hanno elaborato concetti sovrapponibili, o comunque se ne percepiscono i reciproci influenzamenti; per cui, quella che propongo è una delle possibili linee di sviluppo del pensiero psicoanalitico, consapevole che molti nomi potrebbero essere collocati in altre sedi e che altrettanti sono stati dati per scontati. Sulla base della lettura di diversi manuali di storia della psicoanalisi (Vegetti Finzi, Aparo-Casonato-Vigorelli, Greenberg-Mitchell, Amadei, Pelanda, Fonagy-Target, Eagle) mi è sembrato possibile isolare sei modelli principali: il modello del conflitto pulsionale,  il modello del conflitto relazionale, il modello strutturale, il modello delle carenze, il modello delle dissintonie e disconoscimenti, il modello del trauma. Ogni modello implica una strategia di intervento terapeutico differente.

Tralascio qualsiasi riferimento a quegli Autori, come Jung, Adler, Reich (e con lui Lowen), che hanno dato origine ad una corrente di pensiero e ad una conseguente tecnica terapeutica alternativa a quella freudiana e passo subito ad accennare agli altri modelli e alle loro reciproche influenze.

Qui sotto la genealogia che ho ricostruito. Di seguito, un tentativo di spiegazione.

Il modello del conflitto pulsionale

È il modello proposto da Freud che, pur nelle diverse rielaborazioni subìte nel corso del tempo, prevede che il sintomo psicologico sia causato da un conflitto intrapsichico tra i desideri pulsionali, sessuali e aggressivi, conservati nell’Es, e le modalità comportamentali che la società e il viver comune impongono, interiorizzate in un’istanza psichica che viene chiamata Super-Io, la nostra coscienza morale. In altre parole, i nostri desideri sessuali e aggressivi, se considerati inaccettabili, vengono rimossi e ributtati nell’inconscio, in maniera tale da non arrivare neanche alla soglia della coscienza; ma se la rimozione fallisce il proprio compito, il desiderio comparirà sotto mentite spoglie e formerà il sintomo nevrotico: la cecità isterica, piuttosto che il bisogno continuo di controllare di avere spento il gas tipico della nevrosi ossessiva, o la fobia dell’aereo piuttosto che dei cani. Secondo Freud, dietro queste sintomatologie si nasconde un conflitto pulsionale, che si svolge tutto “nella testa” della persona. Lo psicoanalista deve favorire l’emersione di questo conflitto mantenendo un atteggiamento neutrale e distaccato così che il paziente, non riuscendo a decifrare i pensieri dell’analista, sia indotto a proiettare su di lui le proprie personali fantasie, basate appunto su quei desideri inaccettabili. L’individuazione di questi desideri consentirà il superamento del sintomo.

Ho volutamente semplificato un modello che in sé è molto più sfaccettato; ma quello che mi premeva evidenziare è il fatto che la teoria freudiana presuppone che il bambino sia un essere autarchico (si trova in una condizione che egli definisce di “narcisismo primario”) che, se alla nascita potesse bastare a se stesso, non incontrerebbe mai l’Altro: lo cerca e lo riconosce solo per l’esigenza di soddisfare i propri bisogni; che tutta la problematica si svolga esclusivamente nella testa del paziente, che sia cioè intrapsichica; che la realtà reale non svolga nessuna effettiva funzione sullo sviluppo della sintomatologia (in altre parole, se ho ricordi di abusi subìti dal mio insegnante in quinta elementare, in realtà sto nascondendo a me stessa i miei desideri sessuali nei suoi confronti, o meglio nei confronti di mio padre – il famoso complesso di Edipo); che l’analista debba mantenere sempre un atteggiamento astinente, neutrale e frustrante le richieste che provengono dal paziente, allo scopo di favorire la proeizione delle fantasie inaccettabili.

Ma voci dubbiose si alzano fin da subito, sia per quanto riguarda l’esclusione del ruolo della realtà reale sullo sviluppo della mente (ad esempio con Hartmann o Anna Freud), sia per quanto riguarda l’atteggiamento dell’analista (Ferenczi a gran voce).

Modello strutturale

Questo modello appartiene ad un gruppo di psicoanalisti allievi di Freud in territorio statunitense che vengono identificati con il nome di Psicologi dell’Io. Ricordo tra i tanti Hartmann, Kris, Jacobson, Mahler. Secondo questi Autori, la patologia non dipende tanto dallo scontro tra l’Io e la realtà, quanto da una non avvenuta neutralizzazione della pulsione che impedisce all’Io di assolvere alle proprie normali funzioni e che può avvenire solo all’interno di un “ambiente medio prevedibile”: se il bambino cresce insomma in un contesto “sano”, questo aiuta a creare nella psiche un’area libera da conflitti che consente una crescita adeguata. La stessa Anna Freud accoglie il concetto di neutralizzazione della pulsione in quanto riconosce che nell’Io esiste sempre un’area problematica, la sessualità, che interferisce sulla normale amministrazione psichica; e si spinge ancora più in là, distinguendo tra conflitti esterni (tra il bimbo e le figure significative), conflitti interiorizzati (tra i desideri e l’interiorizzazione delle richieste  della realtà esterna nel Super-io) e conflitti veramente interni (tra l’Io e l’Es): ecco che gli Psicologi dell’Io e Anna Freud, pur ritenendo che la conflittualità sia alla fine sempre e solo intrapsichica, incominciano a riconoscere il ruolo svolto dalle figure significative sulla crescita del bambino.

In un prossimo articolo illustrerò il prosieguo di questa evoluzione.

dott.ssa Mariangela Villa
La dott.ssa Mariangela Villa è una Psicologa, Psicoterapeuta e Terapeuta. Si occupa di Psicoterapia Psicoanalitica, Psicodramma ed EMDR presso lo Studio Medico Posturalmente, a Milano, in Viale Lucania 3. Insieme al dott. Luca Sangiovanni ha messo a punto un intervento integrato fra Posturologia e Psicoterapia, con un attento sguardo di insieme del paziente.
dott.ssa Mariangela Villa
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