La perversione relazionale

È frequente pensare che la perversione sia solo di tipo sessuale; esiste invece un tipo di perversione che riguarda la modalità con cui vengono gestite le relazioni; questo tipo di perversione può coinvolgere anche la sessualità, ma non è detto che questo accada.

Vediamo come si comporta il perverso relazionale.

Diciamo innanzitutto che il perverso ha bisogno della sua vittima, non perché la ami o la stimi, ma perché gli serve per affermare il proprio potere nella relazione. Per raggiungere questo scopo è inizialmente gentile e seducente, cerca di diventare indispensabile come una droga, di riempire tutti gli spazi dell’altro, isolandolo il più possibile dal mondo; poi, gradualmente, incomincia ad esercitare un’attività corrosiva sulla sua autostima, criticando sistematicamente interessi, amicizie, parentele,  esperienze professionali ed ogni aspetto della vita quotidiana, dal modo di apparecchiare la tavola al modo di guidare, dal modo di vestire al modo di camminare: “Devi dimagrire”, “Vai in palestra”, ” Quel vestito ti sta male”, “Abbassa la voce, sei stridula”.

Derisa e ridicolizzata anche in pubblico, la vittima del perverso viene ulteriormente  disorientata dal fatto che queste critiche sono spesso camuffate come consigli pedagogici o come battute di spirito.

Il tutto viene, inoltre, comunicato in maniera mistificata:  la minaccia è espressa con un tono di voce suadente, un contenuto leggero attraverso una modalità che incute timore; vengono inviati messaggi oscuri ai quali segue il rifiuto di spiegarsi; le comunicazioni sono criptiche, incostanti, confusive.

Traendo da Hurni e Stoll-Simona, autori del testo L’odio dell’amore, un esempio di comunicazione perversa:

“<<STONF!>> Bene … Hai visto? Tu spegni la luce e io batto la testa”

“Ma caro, sei tu che mi hai detto di spegnere la luce”

“E allora? Non sei obbligata a fare tutto quello che dico”

O ancora: “Sei tu che mi spingi a dire bugie con tutte le tue domande”

Purtroppo, questo spesso questo accade anche con i figli, in genere con uno in particolare, che viene scelto come capro espiatorio.

Parliamo ora della vittima del perverso: poiché momenti “buoni” nella relazione si alternano a momenti “cattivi”, ella incomincia a credere di non avere alternative se non restare nella relazione perversa ed impegnarsi per farla funzionare; così facendo, sposta sempre più avanti il limite di tolleranza ed arriva a sentirsi sempre più fallita ed impotente.

La vittima “sana” passa attraverso tre fasi:

1) Incredulità, non crede a quello che sta accadendo. 2) Difesa, inizia a difendersi con rabbia e a sostenere la propria posizione di persona sana . 3)Depressione, si rassegna, diventa insicura ed estremamente vulnerabile: la sua indipendenza psichica è stata distrutta.

Le cose si complicano se la suddetta vittima possiede anch’ella tratti perversi: entriamo allora in una dimensione relazionale sadomasochistica, dove, però, i ruoli del sadico e del masochista possono alternarsi. Hurni e Stoll-Simona raccontano il caso di una coppia che, quando la tensione sado-masochista sembrava attenuarsi in uno dei due, l’altro incominciava a rincorrerlo “giocosamente” per casa con un coltello in mano, fino a quando la situazione non si “riequilibrava”.

Una delle prime coppie perverse “documentate”?: la mamma e il papà di Edipo, quello del “complesso”, vale a dire Giocasta e Laio. Questo sarà l’argomento di un prossimo articolo.

dott.ssa Mariangela Villa
La dott.ssa Mariangela Villa è una Psicologa, Psicoterapeuta e Terapeuta. Si occupa di Psicoterapia Psicoanalitica, Psicodramma ed EMDR presso lo Studio Medico Posturalmente, a Milano, in Viale Lucania 3. Insieme al dott. Luca Sangiovanni ha messo a punto un intervento integrato fra Posturologia e Psicoterapia, con un attento sguardo di insieme del paziente.
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