Integrazione
RIPETERE UNO SCHEMA OBBLIGATO NEI SINTOMI E NELLE RELAZIONI

modificare la coazione a ripetere

In qualsiasi circostanza della nostra vita, di normalità o di pericolo vero o presunto,  il corpo e  la mente agiscono insieme allo scopo di gestire la situazione o di tirarci fuori da ciò che ci minaccia.

Insieme;  perché la natura non distingue i due aspetti (siamo noi umani che lo facciamo) e quindi agiamo come un’UNITA’. Il problema è che il meccanismo che utilizziamo per agire  rapidamente si basa su automatismi ancestrali, primitivi, non dissimili da quelli che fanno scattare un cerbiatto al solo muoversi delle foglie. Noi umani applichiamo questa semplificazione vitale ai modi in cui utilizziamo sia il corpo che  i sentimenti.  Tale reazione automatica viene definita  “coazione a ripetere”, è un comportamento reattivo automatizzato legato ad uno stimolo che  in precedenza ci ha fatto fare esperienza. Tale stimolo genera un comportamento e un’emozione: fisicità e sentimento insieme, appunto.

Ricordo una ragazza curata e guarita dai sintomi “fisici” di un colpo di frusta  conseguente  ad  uno scippo; durante una visita di controllo era bastato tornare a nominare l’episodio  per farle assumere nuovamente la posizione difensiva che aveva preso durante l’aggressione e che le aveva poi provocato i sintomi fisici: un ricordo e in automatico  una reazione .

Un’emozione traumatica  genera il miglior schema fisico possibile di difesa, e lo mantiene  indipendentemente dal fatto che l’insulto sia ancora attuale; è come se il nostro corpo si dicesse: ”sono sopravissuto facendo così ? e allora appena la situazione assomiglia, anche vagamente al trauma, faccio come quella volta che me la sono cavata”.

 È un automatismo, che si attiva con tutto ciò che abbiamo ritenuto valido “quella volta”:  il colore, il movimento, l’odore, la circostanza , il tono di una voce.  Quando l’esperienza negativa si cristallizza in noi ci comportiamo come se fossimo “là e allora” invece che “qui e ora”. Reagiamo fuori dal contesto, coatti a ripetere.

 Un altro esempio “tutto psicologico”: un mio paziente stava malissimo con attacchi di ansia nelle prime ore pomeridiane delle limpide giornate di sole;  lo facevano tornare in una situazione familiare dolorosa. A distanza di un decennio ancora rimaneva nervoso per tutto il giorno con la pressione alta e attacchi bulimici appena il tempo si apriva. Poi ci abbiamo lavorato, ovviamente più sulla bulimia e l’ansia che sul non sopportare le giornate sfavillanti, che in ogni caso sono rimaste disagevoli. Su una situazione così impalpabile  non si riesce a lavorare solo  scoprendo e facendo notare l’associazione stridente tra  limpidezza piena di promesse e fallimento di quelle coniugali: bisognava lavorare anche su quell’indicibile vuoto, quasi una vertigine piena di bagliori di luce, ronzii nelle orecchie e stomaco strizzato.

Incredibilmente l’innesco “psicologico “ era l’attivazione dei recettori oculari con le giornate di sole.

L’ESPERIENZA ha sempre  una doppia componente e quindi nella terapia di sintomi legati ad aspetti traumatici non ce la caveremo  solo con una serie di colloqui che analizzano la situazione e neppure solo con terapie fisiche che riducano i sintomi.

Il nostro lavoro consiste nel sostituire un’esperienza che innesca modalità critiche con una che possa generare atteggiamenti più fisiologici. Cerchiamo di individuare, con tecniche e strategie precise,  quale possa essere il grilletto che scatena la coazione a ripetere e  organizziamo un tipo di  strategia terapeutica  integrata  a partire da tale innesco.

Per esempio se la criticità è una sensazione fisica  ( succede negli abusi e negli attacchi di panico o nel caso descritto prima) lavoreremo cercando di accedere alla parte “sana” antecedente, dalla quale si può sperare di attingere per superare il problema; oppure se l’innesco è un sentimento svalutante di sé  (che può essere legato ad una modalità genitoriale istallatasi nell’infanzia) bisognerà intervenire su una modalità molto più profonda, neuro-ormonale.

Le tecniche sono differenti caso per caso e gestite da differenti figure professionali: il “tuttologo” che accede sia al corpo che all’intimità dei sentimenti può far danni che si sommano al danno iniziale.

Quindi, nella nostra esperienza, non esiste una cura prestabilita, un protocollo, e neppure una memoria traumatica da sradicare dalla mente o  da  un certo organo, e nemmeno un’energia negativa; siamo vittime di una strategia messa in piedi con le capacità e le informazioni disponibili, che supponiamo ci abbia conservato e  che non siamo in grado di modificare col variare delle situazioni: cerbiatti e foglie che si muovono.

 Cerchiamo tutti insieme consapevolezza psicofisica, “qui e ora”.

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