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MIGLIORAMENTO DELLO STATO DI BENESSERE E DELLA PRESTAZIONE SIA FISICA CHE INTELLETTUALE

perché così tutto diventa più armonico

Giovinetto ricordo una gita in bicicletta con il mio fratello e con amici che ci fece dimentichi d’ogni umano rammarico – sotto castani e presso un remoto ruscello. E alle prime sciroccate d’ottobre facevamo ruzzolar sassi giù dai dirupi, che rompevano in una pazza mitraglia. Allora eravamo felici”.

 (C. E. Gadda, Meditazione milanese)

Nel ricordo di Gadda la libertà dell’andare (la gita in bicicletta), la dolcezza dello stare (i castagni, il ruscello), la non obbligatorietà dell’agire (il gioco come assenza di vincoli, il ruzzolare dei sassi), gli odori, i suoni, la mobilità del corpo, il dispiegarsi fisico delle energie, l’esaltazione dei sensi rappresentano le modalità empiriche tramite cui nel soggetto fluisce liberamente la  vita e ciò è felicità

(S. Natoli, La felicità)

 

Parlare di felicità, forse esula da questo contesto, sostituiamo questo  termine impegnativo con ben-essere, star-bene, essere consapevoli della pienezza vitale: forse non sarà la FELICITA’ ma almeno fino a  questo obbiettivo cerchiamo di arrivare col nostro lavoro.

Come funzioniamo quando siamo felici?

Gadda bambino si trovava in una situazione giocosa in cui non doveva utilizzare sistemi di allerta, non essendo esposto a pericoli, ed era calato  nel presente, in quanto ”dimentico di ogni umano rammarico”. La contemporaneità di questi due aspetti, assenza di pericolo fisico e di ricordi dolorosi, che sia il poeta che il filosofo  identificano con la “felicità”, corrisponde ad un preciso, equilibrato e dinamico assetto psico-neuro-ormonale dell’essere umano.

Il grado di capacità di questo sistema di rimanere dinamicamente equilibrato è anche il grado del nostro benessere psicofisico.

Purtroppo, sperimentiamo raramente  questa alchimia. Molto più spesso viviamo  attivati da “qualcosa”.

Agire su cosa  ci perturba facendoci dare risposte anomale è l’obbiettivo del nostro lavoro. Che ci attivi un malessere proveniente dal corpo  o un sentimento, oppure un ricordo poco importa: il sistema non distingue tra fisico e psichico, reagisce tutto  insieme secondo le informazioni vere  o presunte che ha. La valutazione di noi stessi e della realtà, o ciò che ci altera, dipende da un’infinità di variabili e si esprime con una gamma di sintomi a volte insospettabili. (autotest)

 

Nella nostra modalità di cura il benessere è portare il Sistema verso  un comportamento meno dispendioso di risorse; che poi il risultato si utilizzi per la Coppa del mondo, meditare, una gita in bicicletta tra amici, migliorare la capacità di lettura o affrontare una situazione destabilizzante poco importa. Il rapporto tra meccanismi di reazione  e reale lettura della situazione “qui e ora” sono quel che possiamo sperare di ottenere per raggiungere  quella impagabile sensazione di pienezza che  è appunto il BENESSERE.

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